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Qualcuno ha fatto del motto “Me ne frego” la propria filosofia di vita.

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La patria si serve anche facendo la guardia ad un bidone di benzina, ha detto il duce”.

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Lo Sportello di Forum è un programma tv che ammorba i telespettatori da molti anni, un format all’interno del quale gli ospiti vengono chiamati ad esporre i cazzi propri, le baruffe familiari, quelle che una volta si risolvevano tra le mura domestiche con annesso lancio di serviti di porcellana.

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Negli ultimi quindici anni in Italia hanno chiuso più di 11mila edicole su 37mila totali.

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Un abisso tra le parole di Papa Francesco in Ungheria e gli incontri a Roma tra Vaticano e Lega./ “Piena sintonia”, “Intesa sui temi più scottanti”; con queste parole Matteo Salvini da una parte ed il cardinale Parolin segretario di Stato vaticano dall’altra, hanno commentato l’incontro tra l’ex ministro dell’interno ed il cardinale Callagher, ministro degli esteri del Vaticano.  Ora, questa “entente cordiale” tra il leader di un partito che non nasconde una vocazione tendenzialmente razzista e suprematista, vocazione sulla quale quel partito è sorto e che non è altro che stata elaborata e semmai ampliata nel corso degli anni ed in seguito alla trasformazione da “insorgenza nordista” a “rivendicazionismo sovranista nazionale”, non manca di suscitare perplessità fortissime . Non si capisce infatti come si possa coniugare la parola del Vangelo con le sortite ripetute e sempre più veementi dell’ex ministro dell’interno contro i migranti, contro il DDL Zan, in generale contro il diverso. Le parole di Gèsù Cristo che esortano all’accoglienza dei poveri, dei disperati alla ricerca della giustizia, alla condivisione dei propri beni con chi ha bisogno come si possono “sintonizzare” con l’egosimo nazionalistico proclamato dalla destra salviniana ? O forse si tratta di terreni giochi di potere legati alle imminenti consultazioni amministrative ? “Il Signore libererà il bisognoso che grida e il misero che non ha chi l'aiuti. Avrà compassione dell'infelice e del bisognoso e salverà l'anima dei poveri. Riscatterà le loro anime dall'oppressione e dalla violenza e il loro sangue sarà prezioso ai suoi occhi” E’un verso del salmo 72. Non trovo punti di contatto con le parole degli ultimi comizi ed esternazioni anche via social del capo della Lega e dei suoi corifei. La sensazione antipatica che viene dal leggere i commenti stampa alla visita dell’ex vicepresidente del consiglio  ( anche se dalle stanze della Santa Sede si è poi cercato di sminuirne la portata ridimensionandola a “visita di cortesia di un parlamentare italiano “) è di uno scivolamento verso una tendenza pacelliana, quella per capirsi che riconduce all”uomo della provvidenza”( il sostegno papista al regime di Mussolini in chiave forsennatamente anticomunista). Ancora più stridente il contrasto se se vanno a leggere le parole pronunciate da  Papa Bergoglio nella sua visita in Ungheria, paese retto da un amico carissimo di Salvini ( e della Meloni ), quel  Viktor Orban che sta conducendo quella nazione su una sgradevole china di sciovinismo e razzismo latente, nascondendo i suoi intenti revisionisti anche dietro il paravento della religione ( vecchia tattica ) con il richiamo alle radici cristiane dell’Europa nel segno della Croce di Cristo. Così ha risposto Papa Francesco parlando ai fedeli “La croce esorta a mantenere salde le radici ma senza arroccamenti; ad attingere alle sorgenti aprendoci agli assetati del nostro tempo. Il mio augurio è che siate così: fondati e aperti, radicati e rispettosi….Dobbiamo impegnarci a promuovere una educazione alla fraternità così che i rigurgiti d’odio non prevalgano”.  Facile pensare al contrasto interno alle gerarchie ecclesiastiche, alle tante volte ventilate “fronde” antibergogliane che allignano dentro e fuori le mura vaticane tra chi conserva una visione grettamente conservatrice e  fortemente politica, con invasioni di campo che non sono più né giustificabili né tollerabili  ed una Chiesa che cerca invece di intraprendere l’arduo cammino  del Vangelo e della sua rivoluzionaria visione della vita. Anche per i credenti, i praticanti, tutti coloro che sono o si sentono vicini al’immanenza del Divino, non è indifferente scegliere da che parte stare.

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Non solo Tamberi e Jacobs. Alle paralimpiadi l’Italia fa incetta di medaglie./  La più famosa è Bebe Vio, la più carismatica, la più social; ma insieme a lei ( fino ad oggi, il programma delle gare non è ancora terminato e c’è spazio per migliorare ancora)  ci sono tanti altri ragazzi e ragazze che portano in alto il nome dell’Italia nelle Paralimpiadi in corso nella capitale del Giappone, evento per lo più ignorato dai mass-media  già travolti dalla incipiente valanga calcistico-spettacolare . Sono giovani che mostrano insieme l’entusiasmo, la forza, il coraggio, la passione anche più di quanto non accada nella manifestazione più luccicante. Sono tanti: Carlotta Gilli ( 5 medaglie nel nuoto), Xenia Palazzo, Antonio Fantin, Vincenza Petrilli, Martina Caironi, Federico Mancarella, Assunta Legnante, Giulia Terzi, Stefano Raimondi e con loro altri 55 ragazzi e ragazze hanno provato l’emozione infinita del podio olimpico. Campioni veri , nello sport e ogni giorno che il cielo mette in terra, persone che hanno saputo combattere gli accidenti che la vita gli ha imposto, andare oltre i propri limiti fisici e mentali, fare di una debolezza una grandissima forza, quella che permette loro di allenarsi con una costanza che a volte i normo-dotati faticano ad avere, che gli fa stringere i denti anche se l’obiettivo si allontana ( di un anno, in questa stagione tormentata e tormentosa), che gli fa sconfiggere anche questa maledetta pandemia che proprio sui più deboli si è accanita con la vigliaccheria di un maramaldo virale. E’ bello vedere nei rari spazi concessi  i loro sorrisi e la loro soddisfazione, sentirli  grati alla sorte che gli ha concesso un’opportunità, loro che avrebbero  molti motivi di maledirla quella sorte… la preparazione nel semideserto organizzativo nazionale, nella carenza di impianti e nella bulimia dei grandi sport di maggio richiamo e ritorno economico. Tutti insieme: atleti, dirigenti, società, ci danno ancora una lezione in questa estate che già ce ne ha date parecchie ( di unità oltre i protagonismi nel calcio, di interrazzialità nelle squadre olimpiche ) e ci dimostrano che si può ancora credere in un’Italia migliore, che sia il paese delle opportunità e non dei muri , dell’inclusione non del rifiuto.

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L’ora fatidica del blitz nelle principali stazioni italiane organizzato dai gruppi antivaccinisti era regolata per le 15, da quell’ora in poi il traffico ferroviario italiano si sarebbe dovuto fermare.