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Prosegue l’inesorabile calo demografico in Italia, il report dell’Istat ci dice che al 31 dicembre del 2019 la popolazione presente all’appello ammonta a 60.244.639, quasi 189 mila in meno rispetto ad inizio dello stesso anno.

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La ricetta americana continua ad affascinare ma sa produrre conseguenze terribili sulle persone.

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Quando il “politicamente corretto” diventa il pretesto per l’intolleranza.

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Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha nominato ministro dell’Istruzione un pastore evangelico, tristemente noto per le sue posizioni estremamente conservatrici.

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Le dichiarazioni di Sala testimoniano una volta di più il distacco del PD dalla gente. Ora è la volta della gabbie salariali, ovvero del riconoscimento di una diversa retribuzione a seconda del costo della vita della zona di residenza. Roba vecchia, applicata in Italia tra il 1954 ed il 1969 e poi archiviata per gli evidenti, eccessivi squilibri, in danno dei più deboli, cui dava luogo. Quel che rileva nel riaffiorare dell’argomento dal polveroso archivio della storia è che a menzionarla come possibile misura taumaturgica non è né la Confindustria a caccia di risparmi sui salari, né il centrodestra liberista colto da novelli entusiasmi circa le innate capacità equitative del mercato. No, l’idea la tira fuori il sindaco PD di Milano, Beppe Sala in una intervista Facebook ( e ti pareva..) dando l’ennesima riprova di come a sinistra si sia ormai smarrito del tutto il contatto con il proprio elettorato, con le proprie radici e con la propria etica. Un percorso rovinoso  che è iniziato dopo la morte di Enrico Berlinguer ed ha subito poi una accelerazione vertiginosa. La nuova leadership è stata incapace,  davanti al “redde-rationem” della storia, di mantenere il tanto di buono che c’era nella tradizione del vecchio PCI  ( capacità di ascolto, vicinanza, partecipazione e coinvolgimento, spirito di appartenenza ) abbandonando ciò che ormai il tempo aveva ampiamente dimostrato essere un bagaglio scomodo e superato ( dal materialismo storico a certo settarismo unidirezionale). 

L’esistenza nel nostro paese di un partito socialista convertitosi ante-litteram a macchina di gestione del potere ha completato il quadro del disastro. Così, passando attraverso l’elitismo dalemiano con il disprezzo per la politica fatta dalla gente (“io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica “), dal progressivo rinchiudersi dentro i palazzi del potere lasciando le piazze al volgare ma efficace populismo delle destre, si è giunti a far fallire il sogno di tanti : un partito progressista che unisse sinistra democratica e cattolici progressisti in nome della crescita e dell’evoluzione del paese. Opera di svilimento e distruzione completata quando si sono consegnate le chiavi del partito e del governo prima ad Enrico Letta, uno che ebbe a dichiarare ad inizio secolo “le bandiere rosse mi fanno paura” e poi a Matteo Renzi, una sintesi inarrivabile di avventurismo, protagonismo, arroganza e superficialità coltivati con cura su un terreno di formazione ideale e culturale lontanissimo da tutto ciò che, anche casualmente, potesse essere ricondotto all’idea di sinistra. Così si è arrivati ai dialoghi con i finanzieri d’assalto, alle lodi sperticate ai capitalisti d’assalto, all’abrogazione dell’articolo 18, all’immobilismo come metodo di lavoro per finire ( è di pochi giorni fa) con il pasticcio del ponte Morandi che il partito di Zingaretti avrebbe riconsegnato a coloro che per incuria hanno provocato la strage. Persino sul tema dell’ecologia o dell’immigrazione ci si muove ormai solo con telecamere e telefonini al seguito, altrimenti non interessa. Andando a spigolare tra le varie casistiche territoriali si trovano lotte al coltello, affossamenti reciproci che nemmeno la vecchia tradizione democristiana sapeva tramare.

Accanto a queste spartizioni del potere si individuano candidati a perdere o vecchi “apparatcik”  giunti alla nomina per servizio acquisito ma lontanissimi dal mondo reale. E la gente ? Guarda ormai altrove, ma nessuna lezione sembra mai abbastanza per questa classe dirigente vocata alla sconfitta e capace di digerire senza batter ciglio sconfitte su sconfitte. Scriveva Gramsci che “perché si provveda adeguatamente ai bisogni degli uomini di una città, di una regione, di una nazione, è necessario sentire questi  bisogni, è necessario potersi rappresentare concretamente nella fantasia questi uomini in quanto vivono, in quanto operano quotidianamente, rappresentarsi le loro sofferenze, i loro dolori, le tristezze della loro vita”. Già, ma nei palazzi gli infissi sono massicci e le voci della strada non arrivano e se arrivano sono percepite con un fastidio da Maria Antonietta. Nessun futuro allora ? Difficile essere ottimisti adesso, difficile credere che si possa uscire da uno stallo che ingessa le idee e lascia praterie al verbalismo d’assalto dei Salvini e delle Meloni ( anche da quella parte proposte zero, ma una capacità di vicinanza e di ascolto altrove smarrita). Ci resta solo il sogno, quello con cui Guccini chiude la sua “stagioni” ; l’auspicio che passino davvero queste stagioni di osceno mercantilismo e di vergognosa pochezza e che “da qualche parte un giorno, dove non si saprà, dove non lo aspettate, il Che ritornerà”.

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La paura dell’autunno: tra seconda ondata, crisi economica e vecchi vizi. Il dubbio mi è venuto parecchie volte: ma questo è un paese emendabile oppure, qualunque cosa accada, è una partita persa?

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Il 14 agosto 2018 crollava il ponte Morandi a Genova portandosi con sé la vita di 43 persone che si erano trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato.