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Sembra ieri eppure sono passati quasi tredici anni dal primo Vaffa-day, le piazze piene, Beppe Grillo che urla slogan ed elenca dal palco le tante malefatte della classe politica italiana.

Prometteva il ripulisti lo sculaccia birbanti genovese, per la casta non ci sarebbe stato scampo. “Arrendetevi siete circondati” era il monito che veniva scandito verso il parlamento, lo stesso che si leggeva sulle magliette degli attivisti. Oggi continuiamo ad essere circondati, sì, ma da un esercito di cretini. Il Pd veniva allora indicato come il male assoluto, il nemico numero uno da abbattere, oggi i Cinque Stelle ci governano assieme. Grillo ridicolizzò pubblicamente sia Renzi che Bersani in diretta Facebook, quando i leader del Pd ebbero la brillante idea di andare alle consultazioni, in occasioni differenti, accettando la presenza di una telecamera: non riuscirono entrambi ad aprire bocca, fu un massacro mediatico. Una volta Pietro Nenni, una colonna della sinistra socialista italiana del 900, disse che “a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”. La cosa clamorosa è che Di Maio e compagnia ballante si sono autoepurati da soli, una specie di suicidio lento ma inesorabile. Uno dei tanti personaggi imbarazzanti del panorama pentastellato è Domenico Parisi, detto Mimmo, il guru che Di Maio ha messo alla presidenza dell’Anpal nel febbraio del 2019. L’Agenzia per le politiche attive del lavoro è una creatura mitologica che, nella visione psichedelica dei grillini, avrebbe dovuto trovare un lavoro ai beneficiari del reddito di cittadinanza, il tutto tramite i tremila “navigator”, i quali percepiscono tutt'ora un regolare stipendio di 1700 euro ma sono fermi da mesi, perché la magica app che avrebbero dovuto impiegare non esiste, ancora non l’ha vista nessuno, in compenso è costata 25 milioni di euro. L'app dell'Anpal è come Kaiser Soze nel film “I soliti sospetti”, tutti sapevano della sua esistenza ma nessuno l’aveva mai visto in faccia. Mimmo Parisi nei giorni scorsi alle richieste di chiarimenti su questo fantomatico progetto, da parte dei pochi giornalisti che ancora fanno il loro lavoro, ha risposto alle domande con una domanda: “mi risulta che siano stati spesi 80 milioni sui sistemi informativi, mi chiedo che fine abbiano fatto...”. Lui è il capo e non ha idea dove siano andati a finire tutti quei soldi. Non male. Per molto meno in un paese normale la storia finirebbe con una sfilza di dimissioni e l’apertura di una inchiesta da parte della Procura della Repubblica. Nulla di tutto questo. Ma purtroppo non è finita qui. Mimmo il grande ad oggi non ha fatto la dovuta e richiesta rendicontazione delle sue spese personali, una bazzecola: qualcosa più di 160 mila euro tra viaggi aerei in business class (71 Mila euro) tra Roma e il Mississippi dove Parisi ha una moglie (tiene famiglia), a questi vanno sommati 55 mila euro per il noleggio auto con autista (noleggi rincarati...), 32 mila euro per l’affitto di un appartamento ai Parioli (a Tor Bella Monaca non se ne trovava uno libero...), 5 mila per spostamenti vari in Italia, 3 mila per i pasti. Inoltre va aggiunto l’ingaggio annuo di Parisi: 160 mila euro (con le spese ammontanti a 160 mila euro saliamo a 320 mila...). È ancora fresco il ricordo di Beppe Grillo che inveiva contro gli sprechi, il vaffanculo day, il primo, l’indimenticabile 8 settembre 2007: in molte piazze italiane si levava il coro “onestà, onestà" e “nessuno resti indietro”. In effetti tra i seguaci del comico genovese nessuno è rimasto indietro, Mimmo Parisi per esempio si è portato avanti con il lavoro, talmente avanti che nessuno riesce a stargli dietro. Sarà per questo che l’Anpal è ferma: non trovano Parisi, è avanti, è in fuga come il mitico Fausto Coppi al Giro d’Italia del 1949, un uomo solo al comando.