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“Il cielo è più dolce della terra, e io voglio il cielo, non la terra...”, è uno degli ultimi post di Sarah Hegazy pubblicati su Facebook prima del suicidio.

In Egitto manifestare a favore dei diritti lesbo-gay-bisex-transgender non è tollerato. Sarah nel settembre del 2017 venne arrestata insieme ad altre 77 persone, sotto il palco d’un concerto all’Università Al Hazar, la sua colpa era stata quella di aver sventolato la bandiera arcobaleno dei diritti della comunità Lgbt. In carcere, per un anno intero, ha subito torture, stupri e umiliazioni da parte della polizia egiziana.

Dopo un’accesa campagna internazionale per la sua liberazione era uscita di prigione su cauzione. Nel 2018 le avevano dato rifugio politico in Canada, in una tranquilla casa lontano dalle contraddizioni e dall’intolleranza del regime egiziano, dove l’omosessualità viene perseguita sulla base della legge contro la prostituzione.

Due biglietti scritti con la mano tremolante, uno per i suoi fratelli: “ho tentato di trovare riscatto e non ci sono riuscita”, l’altro per i suoi amici: “l’esperienza è stata dura e sono troppo debole per resistere”. Sarah soffriva di disturbi da stress post traumatico e aveva già tentato il suicidio in cella. Gli attivisti di ogni angolo di mondo le hanno reso omaggio, denunciando ancora una volta gli abusi del regime di Al Sisi.

Il governo italiano nel frattempo ha altro a cui pensare, nonostante le polemiche ha venduto navi militari ad Al Sisi, gli affari sono affari, se ne infischiano del caso Regeni e di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna incarcerato con l’accusa di aver scritto post su Facebook che incitavano alla protesta. Sarah era anche una militante politica, aveva partecipato alla nascita del Partito della Libertà, un movimento legato all’attivismo per la salvaguardia dei diritti umani in Egitto.

È una giornata triste per tutti noi, per tutto il mondo, speriamo soltanto che il sacrificio di Sarah riesca a scuotere le coscienze, che infonda maggiore forza a chi lotta quotidianamente per un mondo migliore. Anche in Italia in quanto a odio e intolleranza nei confronti della comunità Lgbt non ci facciamo mancare niente, purtroppo sembra di essere tornati al medioevo, forse anche più indietro. Ciao Sarah, la tua bandiera sventola alta nel cielo...

#RaiseTheFlag