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Al festival dei virologi ce n’è per tutti i gusti.

Siamo cresciuti, noi ormai un po’ avanti con l’età, con un concetto quasi sacrale della scienza. Ciò che era scientifico era vero, verificato, analizzato e portato alla conoscenza dei più per suggerire comportamenti, linee guida d’azione (anche politica), per guarire sempre di più e sempre meglio le malattie anche strane che via via si sono affacciate per effetto dei mutati costumi e dell’aumento di contatti tra le varie parti del mondo. Finché è arrivato il Covid. Fin dall’inizio la sensazione di panico è stata palpabile. Non sapere che pesci prendere era nelle cose per chi da un giorno all’altro si è trovato a dover rispondere a decine di ricoveri, a terapie intensive sold-out, alla morte che avanzava terribile e impietosa. Gli stessi esperti in materia si sono dovuti misurare con un attacco di tipo nuovo, di una violenza impensabile. Normale che ci volesse un po’ per mettere a fuoco.

Ora però che sono passati quattro mesi dal primo allarme a Codogno, ci si aspetterebbe una sostanziale uniformità nell’atteggiamento da assumere davanti al virus, una omogeneità di indicazioni di linee di condotta che ci consentissero di tornare a lavorare e vivere senza rischiare. Ma qui viene il bello. Chi avesse avuto la pazienza di leggersi le pagine dedicate al Covid sui vari giornali ( in particolare il Corsera, molto attento anche per motivi geografici all’evoluzione della vicenda ), non poteva che restarne frastornato. Tra venerdì e ieri si è potuta leggere una sfilata di pareri di luminari che si contraddicono a vicenda. Agli estremi il prof. Zangrillo ( S.Raffaele di Milano ) che da tempo dichiara che “il virus è clinicamente morto e non produce più malattie “  versus il  prof. Crisanti ( protagonista del felice contenimento veneto dell’epidemia) che invece sostiene che “Qualcosa non va. Si sta uscendo troppo e male; ci sono gruppi di persone che trasmettono l’infezione e che non riusciamo ad intercettare. Gravi  rischi di una seconda ondata ad Ottobre”.  In mezzo tanti altri pareri altrettanto illustri: Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri dice che gli asintomatici non contagiano più, ma il direttore di Pneumologia del S.Giuseppe di Milano, Sergio Harari, ribatte che “è pericoloso dire che gli asintomatici non infettano più”. In linea con i referenti politici il direttore welfare della Regione Lombardia Tiziani afferma che “ bisogna essere ottimisti. In molti casi troviamo il virus morto”. Lo segue il direttore malattie infettive del policlinico S.Matteo di Genova, prof. Bassetti che sostiene “che stiamo bloccando persone in casa per mesi e magari non sono contagiose”

Non la pensano così Fabrizio Pregliasco (“ il virus c’è, circola e contagia”) e l’ordinario di igiene dell’Università di Firenze, prof. Bonanni ( "quello che accade in altre parti del mondo non ci lascia tranquilli. Prematuro cambiare le regole” ). Fino a qualche tempo fa il martellamento continuo era: facciamo i tamponi, facciamo i tamponi. Epperò il prof. Lo Palco ( epidemiologo dell’Università di Pisa) ci dice che con il tampone “non si identifica se un residuo di RNA non è più pericoloso o se il virus è ancora vitale” e la stessa Organizzazione mondiale della sanità, protagonista di capriole informative tra il grottesco e l’imbarazzante, ci dice che non servono più due tamponi negativi ma ne basta uno ( salvo poi, con il suo direttore aggiunto specificare ulteriormente che quella era una raccomandazione fatta per i paesi con poche risorse ). Burioni non pervenuto ( per ora). Questo è solo un piccolo, impreciso ed imperfetto “Bignami” delle dichiarazioni. Ci si stupisce poi che la gente interpreti liberamente questo florilegio di indicazioni contraddittorie traducendolo in una sorta di “liberi tutti con crescente imprudenza..”, nonostante che in Germania rialzi la testa un pericoloso focolaio e che nel Lazio l’indice RT ( astratta e difficile formula matematica per il responsabile della sanità lombarda Gallera ) sia risalito sopra l’uno. La vecchia saggezza popolare ammoniva che “un bel tacer non fu mai scritto” ( o detto), ma ormai la caccia alla visibilità contagia di più del malefico batterio asiatico e leggere le indicazioni sanitarie rischia di questo passo di diventare una valida alternativa all’oroscopo. Dietro le quinte battaglie del grano intorno a medicine, terapie e vaccini. Fino al prossimo dramma ( e tocchiamo ferro…).