Bercia nei social con noi!

La prevalenza del contenitore sul contenuto costruisce falsi leader.

Marshall Mc Luhan ci aveva avvisato:”ogni nuova tecnologia esercita su di noi una lusinga molto potente,tramite la quale ci ipnotizza in uno stato di narcisistico stupore”. Lo studioso dei fenomeni della comunicazione scriveva quando ancora non si era sviluppato l’utilizzo massiccio ed ossessivo dei  “social”. Nati per favorire i contatti a distanza tra le persone, sono stati prontamente sfruttati dai politici che hanno saputo cogliere prontamente, dei nuovi strumenti, proprio quella capacità ammaliatoria che trasforma, oggi più che mai, il “mezzo nel messaggio” facendo dei suoi contenuti un’eventualità successiva rispetto al solo fatto di esprimersi con un  “twitt” oppure una frase o foto su Instagram, Facebook  o uno qualunque degli altri canali che  spuntano  sempre più spesso. Questa manipolazione 2.0 produce l’ascesa di personaggi abilissimi nel coniare slogan, nel lanciare messaggi audio e video, nel colpire l’immaginario con un racconto che sembra legato da una logica sottostante ma che invece è quasi sempre vuoto e fine a sé stesso. Ciò determina un problema grave nelle democrazie occidentali: l’ascesa e spesso la conquista della guida dei governi da parte di soggetti senza esperienza e senza spessore, dotati principalmente di un ego incontenibile e di una smania di potere che non si accompagna quasi mai né a comprovate capacità di sintesi e mediazione né ad un corpus di idee e di progetti a beneficio della comunità. Si indirizzano così  le scelte verso la persona più che verso un concetto,si spinge ad abbracciare uno slogan più che una proposta reale, ad aderire alla soluzione apparentemente facile ignorando il fatto che la realtà sociale è complessa e variegata e non si risolve (quasi) mai in una opzione tra il bianco ed il nero. Bene ha descritto il fenomeno il sociologo Francesco Alberoni  ( Il Giornale, 14 giugno) parlando delle imminenti consultazioni regionali “Come fai a capire chi, fra diversi candidati, sarà il migliore, il più adatto per governare una Regione? Si può farlo valutando non solo cosa conosce, ma come si è comportato in passato, quando ha dovuto svolgere compiti delicati, prendere decisioni, capire cosa occorreva fare in situazioni difficili. Tutti casi in cui non conta solo un determinato sapere giuridico, economico o tecnico ma anche altre qualità, come gestire situazioni complesse, farsi ubbidire, trasmettere fiducia, saper vedere lontano. Qualità umane che diventano sempre più complesse nelle moderne funzioni di governo delle grandi imprese e dei sistemi politici…la gran massa del pubblico vede i politici importanti solo in televisione o sui social media, ed è portato a votare quelli più chiassosi, più aggressivi, che promettono soluzioni emotive semplicistiche, cioè i populisti e i demagoghi.” Si potrebbe obiettare, non senza ragione, che la responsabilità del successo di questi sedicenti ( nel senso letterale ) superuomini pronti a discettare su tutto ed a conoscenza di poco, va messa nel conto anche di chi dovrebbe opporgli un consistente contributo in fatto di idee, proposte, vicinanza alla gente. Invece nel desolante scenario che ogni giorno ci accompagna troviamo da un lato gli urlatori ( al vento, in più di un caso ) dall’altro gli istituzionalizzati, coloro che sono ormai così integrati nell’apparato del potere da essere capaci solo di ragionare con logiche spartitorie ed accordi al ribasso  meglio se sottobanco. Tra l’odor di intrigo e la parola d’ordine gridata, il gioco di specchi allettante, l’illusione venduta a poco, prevale senza dubbio la seconda lasciandoci in balia di approssimazioni  e pericolosi sbilanciamenti che mettono a rischio la coesione sociale e la democrazia. La ripartenza post-covid ne è la plastica testimonianza con il nuovo proliferare di esternazioni e lo zero quasi assoluto nella casella dei fatti concreti. Diventa determinante allora cercare di riprendersi la capacità di analisi e di ragionamento, respingere l’estremizzazione dei concetti e dei comportamenti pur nella massima intransigenza dei principi primi. Diventa essenziale smascherare la pochezza degli arringatori e la nefandezza dei loro ispiratori occulti. Bisogna tornare ad essere come il bambino che,indicando il sovrano che senza vesti si pavoneggiava tronfio, gli grida forte e chiaro che è nudo; bisogna tornare ad appropriarci della nostra mente ma soprattutto dei nostri cuori.