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Nel silenzio scatta un’altra emergenza in mare.

Mentre la politica ci regala quotidiani onanismi sulla dialettica estenuante tra i partiti e sulle trovate da indulgenza plenaria di vecchi leader alla ricerca di nuova visibilità, a poche miglia dalle nostre coste si consuma l’ennesimo dramma. Nell’indifferenza generale continua a stazionare al largo delle coste siciliane la Ocean Viking, battello della Ong Sos Mediterranee con 180 sopravvissuti all’ennesimo tentativo di traversata dalle coste africane a quelle italiane. Nella giornata di ieri, dopo l’ennesima richiesta di attracco in porto sicuro cui è stata data risposta negativa, il comandante ha dichiarato lo stato di emergenza  perché la situazione della sicurezza a bordo non può essere garantita. Il comunicato dell’organizzazione umanitaria parla di aggravamento delle condizioni mentali e psicologiche delle persone raccolte in mare già provate dalle violenze subite nei campi in Libia.

Si registrano tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, gente che cerca di raggiungere le coste a nuoto e tensione crescente tra i profughi e tra questi e l’equipaggio. Il comandante ha inviato per ben 7 volte la richiesta di accesso ad un porto sicuro alle autorità italiane e maltesi ( l’operazione di recupero si è svolta nelle acque territoriali di questi due paesi ) ed ha anche avanzato una richiesta di evacuazione immediata per 44 persone causa deterioramento delle condizioni sanitarie. Anche in questo caso nessuna risposta alla richiesta di aiuto. La vicenda però non è evidentemente considerata una notizia da gran parte della stampa nazionale dato che in nessuno dei principali quotidiani se ne  trova traccia. Evidentemente, venuta meno l’occhiuta vigilanza di Salvini ministro e guardacoste, il fatto che ci siano 180 esseri umani allo stremo in mezzo al mare in condizioni igienico sanitarie e psicologiche terribili non interessa più nessuno. Dove sono ora quei parlamentari che facevano la spola con la Sea Watch in favore di telecamera? Il problema esiste solo quando se ne può fare una questione di speculazione politica? Dato per scontato che a destra la questione è insignificante o caso mai da utilizzare per prove muscolari a difesa del “sacro suolo” ( contro chi di muscoli ormai non ne ha più…), viene da chiedersi che sinistra sia quella che avrebbe la pretesa di rifarsi ai valori del solidarismo e della tutela degli sfruttati e degli svantaggiati ed invece se ne sta arroccata nei palazzi, seduta intorno a tavoli di dimensioni variabili ma il cui fine è sempre quello di spartirsi quel poco di torta che rimane.

Non vale nemmeno tornare sulla questione della trasparenza nell’operato delle Ong, perché se è vero che il problema probabilmente esiste, è altrettanto vero che non si può ricordarsene solo quando scatta l’ennesimo caso e giocarselo sul tavolo dialettico della consueta “fuffa”. Ora occorre agire per mettere in salvo esseri umani che sono al limite della resistenza. Occorre agire per metterli in sicurezza, verificarne le condizioni sanitarie, toglierli da un inferno aggiuntivo del quale certamente non avevano bisogno. Sarebbe anche importante portare a conoscenza l’opinione pubblica di quello che accade, magari dedicando mezza pagina in meno alle defaticanti strategie del nulla; ma il sistema è in larga parte autoreferenziale a 360 gradi. “Vedete, a nove nodi appena, si è un punto perso nel mare…