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Venne bocciato all’esame di quinta elementare perché, secondo l’insegnante, era andato fuori tema.

Poi, però, Mogol (al secolo Giulio Rapetti) è diventato uno dei più grandi autori di testi per canzoni che, ormai, appartengono alla storia della musica leggera, e non solo. Mogol racconta che per l’esame di Stato, venne da Milano una maestra giovanissima, un po’ antipatica.
 Il titolo del tema che gli venne assegnato era il seguente: “Come sarà la vita nelle città del Duemila”. Mogol scrisse che ci sarebbero stati i grattacieli, le strade asfaltate, su cui sarebbe stato possibile andare tutti veloci sui pattini a rotelle... Chiudeva, scrivendo: “Però, andando sui pattini, bisogna stare attenti se si hanno in mano le uova, perché si rischia di fare un frittata”. Venne bocciato. Tutta questa storia è particolarmente significativa, alcuni sono dei geni e sin da piccoli non vengono capiti o sono scambiati per dissociati mentali, invece hanno semplicemente avuto la capacità di vedere molto lontano, di prevedere addirittura il futuro. In Italia la meritocrazia, la valutazione e la valorizzazione degli individui basato sul riconoscimento del loro merito, è una pratica sconosciuta. In compenso emergono con prepotenza i mediocri, quelli che non sanno scrutare l’orizzonte oltre il giardino di casa, persone che non si limitano a non essere in grado di saper sognare ma praticano la sistematica distruzione dei sogni degli altri. Mogol fu costretto a ripetere la quinta elementare, custodì però dentro di sé quel talento che emerse dirompente nella collaborazione con Lucio Battisti, diventando una leggenda vivente. Oggi ha quasi 84 anni, si dice orgoglioso di aver conservato Intatta la capacità di vedere oltre i limiti temporali. Ha un solo rammarico, in merito alla canzone Emozioni, una delle più struggenti composizioni del binomio Battisti-Mogol: si sente responsabile della frase “…e guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è così difficile morire…”. La storia è questa: qualche anno dopo l’uscita di Emozioni venne fermato dalla stradale per un normale controllo, quando si resero conto chi avevano di fronte gli dissero che qualcuno, dopo aver ascoltato la canzone, ci aveva provato a guidare a fari spenti in piena notte, con conseguenze che possiamo facilmente immaginare, ne erano venuti fuori brutti incidenti stradali. “Oggi questa frase non la scriverei più, per non mettere a rischio la vita di chi l’ascolta”, questo l’amaro sfogo di un grande poeta che da piccolo guardava l’orizzonte e immaginava il futuro, l’unica cosa che non aveva previsto era quella di dover fare i conti con l’imbecillità umana.