Bercia nei social con noi!

Corriamo a perdifiato senza neanche rendercene perfettamente conto, che uno si trovi in auto, al lavoro, a fare la spesa, al bagno, o in qualsiasi altra circostanza il nostro ritmo è sempre più frenetico.

Facciamo tutto di corsa perdendo così la percezione del tempo e il senso della vita. All’inizio venne il fast food, pranzi consumati velocemente nella pausa lavoro, cinque minuti per trangugiare cibo immondo, per poi avere tutto il tempo per non fare nulla, o qualcosa di notevolmente insignificante. Quando le catene delle multinazionali del cibo nauseante, quello che fa ingrassare solo a guardarlo, fece capolino in Italia ad inizio anni 80, le generazioni di allora gridarono al sacrilegio. In un paese che considerava il momento del pasto un invito al raccoglimento e al piacere, dove l’attesa di un piatto di bucatini era come un corteggiamento amoroso che ti riempiva il cuore di passione e di desiderio, questo modo di ingozzarsi di cibi gommosi e prodotti in serie era decisamente inaccettabile. Per quelli come mio nonno e mio padre era imprescindibile mettersi comodamente seduti a tavola, aspettare il cameriere per la “comanda”, fare conversazione sorseggiando un bicchiere di vino. L’attesa dev’essere vissuta come un piacere e non un elemento disturbante. Vedere transitare su altri tavoli piatti succulenti e invitanti è pura poesia ed ispirazione. Se uno è consapevole che nella vita bisogna aspettare con pazienza il proprio momento, poi sarà ancora più gradevole abbandonarsi al piacere. Già, aspettare è un verbo che sta cadendo in disuso, oggi nessuno vuole più aspettare, andiamo tutti al galoppo nel gran premio al quale siamo stati iscritti a nostra insaputa. Com’è potuto accadere tutto questo? L’ipotesi più plausibile è il desiderio di dimenticare il più velocemente possibile i problemi che rimbalzano di prima mattina dentro la nostra scatola cranica: se uno accelera il passo fa fatica a pensare, dimentica e non riflette, e questo, statene certi, torna molto utile a chi muove i fili dall’alto. L’effetto collaterale è che si finisce per dimenticare tutto, non solamente i problemi, ma anche l’educazione, il rispetto, la storia e anche il futuro. Time è una splendida canzone dei Pink Floyd tratta dall’album The Dark Side Of The Moon, parla della percezione del tempo nella vita di una persona, la realtà è che siamo consapevoli del tempo che passa solo quando è forse troppo tardi:

Allora tu corri e corri per raggiungere il sole, ma sta tramontando
Correndoti attorno per tornare dietro te
Il sole è relativamente lo stesso ma tu sei più vecchio
Con il fiato corto e un giorno più vicino alla morte…”.

Non possiamo arrivare a pensare che correndo riusciamo a vivere più intensamente la nostra esistenza, è uno sbaglio madornale perché la verità sta nell'esatto contrario. Un numero sempre più crescente di italiani considera la lettura una perdita di tempo. Uno studio compiuto sui comportamenti degli italiani ci dice che solo 4 su 10 leggono almeno un libro all'anno. Se poi andiamo a verificare il numero dei grandi lettori, coloro che leggono almeno un libro al mese, ci accorgiamo di essere il fanalino di coda dell’Europa. Gli utenti dei social, nella stragrande maggioranza dei casi, al terzo rigo di un post non ci arriva, in compenso scrivono i commenti come se lo avessero letto fino in fondo, con risultati sconfortanti. Se vogliamo ritornare umani dobbiamo necessariamente recuperare il tempo per l’apprendimento, la riflessione, la comprensione, l’ascolto, la lettura. Il lungo periodo del lockdown, in conseguenza della pandemia, è stata una occasione gettata al vento. Appena hanno dato il via libera la gente ha ripreso a correre più di prima e i segnali per il futuro sono tutt’altro che incoraggianti. Come scriveva Milan Kunderac’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio, la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità”. Però dobbiamo fermarci e rimpossessarci del nostro tempo, perché non si vive per dimenticare, ma per ricordare…