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Televisioni, carta stampata e internet sono invasi da spot pubblicitari che reclamizzano auto ibride ed elettriche, la tecnologia che salverà il mondo dall’inquinamento e ci proietterà in un futuro nel quale l’impurità dell’aria sarà soltanto un lontano ricordo.

Nel frattempo, in attesa di questo nuovo eldorado, se proviamo a fare un pò di luce sulla filiera della nostra “energia pulita” ci rendiamo conto che forse il nostro futuro sarà anche green ma il presente è perennemente marcio. Il settanta per cento del cobalto, il minerale che serve per le batterie delle auto elettriche e ibride, arriva dalla piccola provincia del Lualaba, dalla miniera di Kapata, vicino Kolwezi, una città di circa 800 mila abitanti della Repubblica Democratica del Congo. Secondo l’Unicef sarebbero oltre 40 mila i bambini di età non superiore ai 10 anni che si calano quotidianamente dentro le gallerie, scavando a mani nude per portare in superficie il cobalto. Di questo prezioso materiale ne servono circa 10 chili per una batteria di un’auto elettrica, che sul mercato occidentale viene pagato circa 350 euro, ma che sono il frutto di due giorni di lavoro che in Congo è pagato al massimo 5 dollari. Il prezzo del cobalto è schizzato alle stelle con l’inarrestabile esplosione della diffusione e produzione delle auto elettriche: solo nel 2017 è cresciuto del 120 per cento, superando i 90 mila dollari a tonnellata. Ovviamente tutto questo va ad arricchire le multinazionali: da questo punto di vista niente di nuovo sul fronte occidentale. Mentre noi stiamo tranquillamente seduti in poltrona a sorseggiare il meritato caffè guardando la televisione, che ci racconta sempre quanto il mondo sia bello, immacolato e perfetto, in Congo i bambini scavano a mani nude, sfruttati e senza un minimo di tutela o protezione. In questa parte di mondo giace gran parte del cobalto presente nel mondo. Vista l'ingente domanda potrebbe essere la ricchezza di questo paese, e invece il 77 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, con un’aspettativa di vita che non supera i 59 anni di età. Le popolazioni che risiedono intorno al perimetro dei giacimenti vengono espropriate senza un indennizzo e successivamente schiavizzate. In cima alla filiera delle batterie, non solo quelle delle auto ma anche dei telefonini, ci sono i giganti del settore come la anglo-svizzera Glencore che vanta 215 miliardi di fatturato, la numero uno nel settore. La Glencore ha stabilito un accordo diretto con il governo del Congo grazie al quale è libera di muoversi in maniera poco trasparente, non tracciabile e senza il minimo rispetto per chi lavora quotidianamente nelle miniere. Se non fosse stato per Amnesty International il popolo del cobalto sarebbe rimasto invisibile al mondo. Molti di questi lavoratori minorenni pagano con la vita o con gravi patologie permanenti. I consumatori finali dovrebbero chiedersi in che modo le loro auto elettriche o i loro telefonini vengano prodotti. Sarebbe opportuno che la popolazione occidentale si rendesse conto in quale ingranaggio selvaggio sta vivendo, un mercimonio illegale del quale siamo tutti inevitabilmente complici. Questo è un mondo governato e condizionato dallo sporco interesse dei pochi a danno della maggioranza della popolazione mondiale. È un mercato sbagliato, è un mondo distratto, sarebbe tutto da rifare...Come ricordava Pier Paolo Pasolini “finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui”. Quando ne prenderemo consapevolezza?