Bercia nei social con noi!

Con l’aumento dei contagi cresce la paura ed aumentano i rischi, non solo quelli legati alla salute./

“Per combattere il virus bisogna cedere una parte della nostra libertà” scrive Massimo Giannini dalla terapia intensiva dove si trova ricoverato vittima del covid 19 e a pensarci sembra una cosa logica perché da sempre sappiamo che la libertà di ognuno di noi finisce dove inizia quella dell’altro e non potrebbe esistere senza questa condizione di reciprocità; a maggior ragione ora che di mezzo c’è la sicurezza e la salute. Il tema della “cessione” della libertà però rischia di diventare una faccenda delicata e pericolosa in tempi nei quali le paure si moltiplicano e quella legata alla pandemia è solo la vetta di un iceberg che viaggia, come sua natura, solo in minima parte oltre il pelo dell’acqua. Sotto ci stanno tutti i rischi ed i pericoli connessi a questa situazione che interessa a livello globale l’intero pianeta, ci stanno le paure che già ci portiamo dietro dalle crisi precedenti che hanno minato molte certezze facendo intravedere la crisi di un modello economico che ha raggiunto l’apice della crescita a cavallo tra la fine del secolo precedente e l’inizio di questo. Eppure oggi i provvedimenti dei governi, la diffusione di moneta sul mercato a sostegno dei settori economici, il blocco dei licenziamenti in alcuni paesi tra cui il nostro, hanno parzialmente sterilizzato e disinnescato il potenziale esplosivo che, come si diceva, viaggia sottotraccia. Ma finirà l’emergenza, finirà come sono finite le guerre , il colera, la peste e allora dal punto di vista sociale rischia di essere una ecatombe. Disoccupazione, fallimenti, imposte crescenti per ripianare debiti pubblici ora necessari ma insostenibili nel lungo periodo, una incertezza che genera paura per il futuro e potrebbe causare l’illusoria ricerca di scorciatoie populiste o peggio, illiberali. Diceva l’ex ministro Giovannini in una intervista a “Il fatto quotidiano” del  5 ottobre “Anche la democrazia si basa sulla paura, ma una quantità modica. Quando aumenta oltre certi limiti le persone sono pronte a tutto pur di farsi difendere, anche a dar via la libertà”. Può sembrare un assurdo controsenso, ma la difficoltà con la quale in questi mesi abbiamo dimostrato di saper rinunciare ad abitudini che ragionevolmente potrebbero essere accantonabili  in un periodo d’emergenza ( l’aperitivo, la discoteca, la “movida”) fino a generare le manifestazioni negazioniste che non sai se definire ridicole o inquietanti perché opportunamente cavalcate da certa politica, è solo un timido anticipo di ciò che potrebbe o potrà essere quando potrebbero rovesciarsi su tutti noi gli effetti devastanti della crisi non più arginata dalle dighe di denaro pubblico. Allora la tentazione del demiurgo, dell’uomo forte che in cambio di quella che potrebbe sembrare in quel momento solo la libertà di essere disperati offre l’illusione dell’apparente controllo, dell’apparente sicurezza, della illusoria stabilità rischia di diventare un pericolo vero. La storia ci insegna che quando si consegna sé stessi e la propria libertà ad un regime, quale che ne sia il colore o la forma esteriore, si fa fatica e ci vuole tempo e sofferenza per ritrovare la strada abbandonata. Per questo non possiamo permetterci che la paura prenda il sopravvento, non possiamo permetterci di azzerare le nostre capacità di analisi e ragionamento limitandoci a recepire le versioni ufficiali. Bisogna tenere alta la guardia, coinvolgere i giovani spingendoli ad allargare le loro conoscenze per non finire triturati dalla superficialità consumistica e materialistica alimentata dai social. Già ci sono tentativi da parte di certo capitalismo di sfruttare la situazione andando all’attacco dei diritti del lavoro, già ci sono politici che non hanno remore a sfruttare le paure a fini elettorali.  Non possiamo lasciare che l’iceberg dell’egoismo e del denaro affondi l’uomo.