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L’attaccante del Napoli Victor Osimhen sabato scorso ha contribuito in maniera determinante alla splendida vittoria del Napoli sull’Atalanta mettendo a segno la quarta rete degli azzurri.

Il gol più bello ed emozionante di Osimhen è però rappresentato da questa maglietta esibita affinché tutti sappiano quanto di terribile sta succedendo nel suo paese: "Fermiamo la repressione poliziesca in Nigeria”. L’episodio ha trovato scarso risalto sui media nazionali. In pochi sono al corrente dello stato di repressione messo in atto in questo paese dell’Africa, dove ragazzi e ragazze, tra l’indifferenza del mondo occidentale, chiedono democrazia e giustizia sociale. Il 20 ottobre il governo ha imposto un coprifuoco a Lagos per fermare le manifestazioni di protesta sempre più numerose e rumorose. Migliaia di giovani hanno deciso di sfidare pacificamente le autorità, per tutta risposta le forze dell’ordine hanno interrotto la corrente elettrica e hanno sparato sulla gente ad altezza d’uomo.
Secondo Amnesty International sarebbero state uccise 38 persone, ai quali vanno aggiunti centinaia di feriti. Sulla rete girano video che mostrano manifestanti disarmati mentre sono freddati alle spalle da uomini di un’unità non ancora identificata. Nazione più popolosa del continente africano, con circa duecento milioni di abitanti, la Nigeria è un grande produttore di petrolio ma è anche segnata da una corruzione strutturale che sembra non avere mai fine, da disuguaglianze devastanti e da grandi tensioni sociali, religiose, etniche e ambientali. Torna in mente il tormentone sdoganato da mister selfie Matteo Salvini: “ma da che cosa scappano i nigeriani, non c’è mica la guerra lì…”. Il problema Nigeria viene nascosto sotto il tappetino di casa soltanto perché l’Italia, come tutto il resto del mondo occidentale, è continuamente in affari con il regime del presidente Muhammad Buhari, e come si sa da queste parti per il denaro non si guarda tanto per il sottile…