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Ciò che il presidente degli Stati Uniti sta dicendo è assolutamente falso” ha dichiarato il giornalista della CNBC interrompendo in diretta il discorso di Donald Trump.

Gli ha dato man forte il collega Brian Williams della MSNBC: “Ok, ci troviamo di nuovo nell’insolita posizione di non dover solo interrompere il Presidente degli Stati Uniti, ma di doverlo correggere”. Una lezione di giornalismo ad un paese come il nostro abituato alla rituale sfilata serale di politici all’interno dei TG, con monologhi banali e troppe volte incomprensibili. Nel mondo anglosassone i giornalisti sono da sempre considerati i cani da guardia della democrazia, alle nostre latitudini invece la stragrande maggioranza riveste il ruolo di maggiordomo del potente di turno. Quando due estati fa Salvini venne messo alle corde nel corso di una conferenza stampa da un giornalista di Repubblica la reazione fu veemente. L’ex ministro dell’interno andò su tutte le furie oltrepassando abbondantemente i limiti della buona educazione, cosa abbastanza usuale per un tipo come lui dedito a continui deliri di onnipotenza. Nessuno dei giornalisti presenti osò prendere le difese del collega, anzi ci fu chi, prima di fare la domanda successiva, ebbe a specificare che non era un inviato di Repubblica. C’è una scena di un film famoso, Quarto Potere (1941), quando il protagonista Humphrey Bogart, al telefono con il prepotente di turno, avvia la rotativa e gli dice: “Senti questo rumore? E’ la stampa bellezza e tu non ci puoi fare niente”. Troppe volte abbiamo assistito sbigottiti, all’interno della tv nostrana, a monologhi infarciti di bugie palesi e sfrontate, senza che nessun reggimicrofono sia intervenuto ad interrompere oppure a instaurare un minimo di contraddittorio. Ovviamente c’è differenza tra una menzogna e un’opinione: se uno sostiene che un cane non è un animale gradevole esprime una libera opinione, se invece tenta di convincere gli interlocutori che il cane che ha al guinzaglio è un cavallo racconta una menzogna. Quindi a questo punto gli andrebbe tolto il microfono da sotto il naso e fatto notare che sta dicendo una sciocchezza. Nulla di tutto questo accade all’interno della tv italiana, dove i lacchè di stato, o al soldo del caimano lumbard, tutt’al più fanno l’inchino d’ordinanza al termine dell’intervista, al pari di un domestico o valletto in livrea che nei secoli passati precedevano o seguivano per strada il padrone. Ovviamente c’è anche il giornalismo libero e imparziale, cronisti che svolgono il loro lavoro in maniera scrupolosa e deontologicamente ineccepibile, soprattutto nel mondo della carta stampata; il problema è che in edicola ad acquistare il quotidiano o il settimanale ci vanno sempre meno persone, l’emorragia di lettori appare inarrestabile, e questo è un serio campanello di allarme che non andrebbe sottovalutato. Nel frattempo facciamo tesoro di quanto accaduto aldilà dell’Oceano, con Donald Trump interrotto non solamente dai giornalisti ma soprattutto dagli elettori statunitensi. Il trasloco dalla Casa Bianca è in corso di svolgimento, ad maiora semper…