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Sono passati 40 anni dalla tragica morte di uno dei musicisti più rivoluzionari, sia dal punto di vista musicale che da quello politico-sociale.

John Lennon venne freddato a colpi di pistola da uno psicopatico davanti alla porta della sua casa a New York. Non c’era internet, oggi una notizia di questa rilevanza ci metterebbe 30 secondi a fare il giro del mondo, nel 1980 in Italia venne diffusa dai Radiogiornali della Rai al mattino seguente. Ricordo perfettamente quel giorno, è rimasto stampato nella mia memoria. Ero all’ultimo anno di ragioneria, entrai nella mia classe prima dell’inizio della lezione e vidi i miei compagni che formavano un capannello, parlavano a voce bassa. Posai la cartella e mi avvicinai, mi dissero che avevano ucciso John Lennon. Restai senza fiato, non riuscì neanche a chiedere come era stato ucciso, nella mia mente c’era una sola domanda: perché? Mark Chapman era il nome dell’assassino, era partito dalle Hawaii per uccidere il cantante sul quale da anni sfogava le sue frustrazioni. Dopo aver sparato a Lennon si era fatto arrestare senza opporre la benché minima resistenza, aveva atteso seduto sugli scalini l’arrivo della polizia leggendo un libro, Il Giovane Holden di Salinger. Chapman era un seguace dei Cristiani Rinati (Born Again Christians), gli stessi che oggi vedono in Trump il vendicatore dei sacri valori offesi da tutto ciò che per loro rappresenta il progresso. Un giorno legge una dichiarazione di John Lennon: I Beatles sono più popolari di Gesù Cristo. Da quel giorno inizia ad odiare Lennon alla morte, lo considera un blasfemo e un traditore che predica la pace e nuota in un mare di soldi. Molti considerano gli Stati Uniti la culla della libertà intoccabili, tra queste c’è quella di acquistare una pistola in un negozio di armi senza nessuna restrizione, senza nemmeno l’obbligo di lasciare un documento, è facile come bere un bicchiere d’acqua. Ogni anno vengono compiute stragi e omicidi che hanno sempre gli stessi protagonisti: malati di mente che si ritrovano tra le mani armi e munizioni per portare a termine i loro folli propositi. La lobby dell’industria della armi ha le mani sporche di sangue, ma fino ad oggi nessun presidente degli Stati Uniti è riuscito a mettersi contro questo importante gruppo di potere. Il fatto che Chapman da quel giorno non sia mai uscito di galera non lenisce il dolore, John Lennon non ce lo restituisce nessuno, sono quarant’anni che stiamo piangendo la sua scomparsa. Prima della maturità andammo in gita a Parigi, nel maggio del 1981, sulla scalinata di Montmartre c’erano centinaia di ragazzi, al centro due chitarre che suonavano Imagine, il coro si alzava alto sulla notte della Ville Lumiere, in molti avevano le lacrime agli occhi, io ero uno di questi. Dobbiamo molto a Lennon, per quello che ha creato con i Beatles, canzoni indimenticabili che hanno cambiato la storia della musica popolare. Ma che ci crediate o no ho amato maggiormente il Lennon solista, a partire dal giorno in cui rispedì alla regina Elisabetta il titolo di baronetto, un gesto che aveva fatto clamore ma che era carico di grandi significati: siamo tutti uguali, siamo tutti esseri umani degni del massimo rispetto che nessun titolo nobiliare può modificare. Il Lennon pacifista convocò una storica conferenza stampa all’Hotel Hilton di Amsterdam, dove insieme a Yoko Ono misero in atto un bed-in, la variante orizzontale del sit-in, per protestare contro la guerra in Vietnam. Fate l’amore, non fate la guerra. Ascoltavo Mind Games a getto continuo, la trovavo affascinante e seducente, una canzone ispirata all’omonimo libro di Robert Masters e Jean Houston, che sottolineava la potenza del cervello umano per indurre diversi stati di coscienza, senza l'ausilio di sostanze esterne. Ma il capolavoro assoluto è Imagine, un inno alla libertà, all’eguaglianza, alla fratellanza, alla pace. Imagine è ancora oggi la canzone più rivoluzionaria che sia mai stata scritta, Lennon ci chiedeva di immaginare un mondo senza paradiso o inferno, senza confini, senza religioni né proprietà privata, un mondo nel quale non ci sarebbe un solo motivo per uccidere o morire. “The Dream is Over” titolò uno dei più importanti quotidiani americani, il grande sogno era finito nel peggiore dei modi per mano di un folle lobotomizzato da una setta religiosa, una delle tante che infestano il pianeta. Da allora tutto è peggiorato, abbiamo fatto il percorso inverso da quello che Lennon sperava, però io continuo a sognare e sperare che il mondo un giorno sarà una cosa sola. You may say I'm a dreamer, But I'm not the only one…