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Il romanzo di Angelo CarotenutoLe Canaglie” è molto di più di una storia di calcio, quella di una squadra che incredibilmente arrivò a vincere uno scudetto, è soprattutto la descrizione reale e spietata dell’Italia negli anni 70.

La Lazio di Tommaso Maestrelli era composta da giocatori di grande talento ma difficili da gestire. Lo spogliatoio era spaccato in due, il gruppo di Chinaglia da una parte e quello di Wilson dall’altra. Non era possibile stare nella terra di nessuno, dovevi scegliere. Durante la settimana in allenamento se le davano di santa ragione, e non solamente all’interno del rettangolo di gioco. Ogni domenica però, come per magia, scendevano in campo riuscendo a trasformarsi in una squadra unita, coesa, per un paio di stagioni addirittura invincibile. Anche l’Italia era profondamente divisa in due, destra e sinistra si odiavano in maniera violenta. In strada si sparava e si moriva, anche colpiti da pallottole vaganti, con fascisti e comunisti intenti a regolare quotidianemente i conti. La violenza lascerà una lunga ed inevitabile scia di sangue. La voce narrante è quella di un fotografo che viene incaricato, dal giornale dove lavora, di seguire le sorti della formazione biancoceleste, nonostante non si sia mai occupato di calcio. Per questo il suo è un punto di vista maggiormente critico verso un mondo, quello calcistico, pieno zeppo di mille contraddizioni. Il nostro paese ha vissuto, in quegli anni, grandi passioni politiche e mille contraddizioni, tutte narrate con grande bravura da Angelo Carotenuto: la lotta civile per il divorzio, la legge sull’aborto, le stragi dei neofascisti, le brigate rosse, l’assassinio di Pierpaolo Pasolini, l’austerity. Un numero considerevole di persone giravano armate per difendersi. Anche all’interno della squadra della Lazio molti componenti della rosa avevano con sé pistole e fucili con i quali si divertivano a sparare nel dopo allenamento in un poligono improvvisato, dove spesso le sagome disegnate erano i giocatori delle squadre avversarie, soprattutto quelli della Roma. Spicca su tutte la figura di Tommaso Maestrelli, un allenatore che riusciva a trasformare in una macchina da guerra un gruppo che per tutta la settimana si cambiava in due spogliatoi rigorosamente separati, ma la domenica lottava e correva unito tirando fuori il meglio di sé. La Lazio di Maestrelli, Chinaglia, Re Cecconi, Wilson, Martini e Garlaschelli vinse lo scudetto nel 1974 facendo impazzire di gioia i suoi tifosi e, inevitabilmente, mandando in depressione la sponda giallorossa della capitale. Questo libro è imperdibile anche per chi non è un appassionato di calcio, è l'occasione per ritornare con la memoria agli anni settanta, tristemente ribattezzati anni di piombo, un periodo doloroso ma intenso del nostro passato che forse abbiamo troppo presto accantonato.