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Concentrazioni editoriali e norma Crimi: diminuisce la libertà di stampa./

Nei convulsi giorni di fine anno, con l’obbligo di varare di corsa la legge di spesa per il 2021 abbiamo potuto constatare ancora una volta quanto la politica italiana sia gattopardescamente legata al “tutto cambi perché tutto resti com’è”.  Nei manuali di Diritto si usava già quarant’anni fa il termine “assalto alla diligenza” per spiegare il profluvio di leggi, leggine, emendamenti e affini che venivano infilati tra le pagine dei provvedimenti di finanziamento per l’anno a venire per soddisfare appetiti diversi e clientelismi diffusi. Il 2020 non ha fatto eccezione, nonostante l’emergenza pandemica, nonostante che delle forze presenti nel parlamento di allora non ve ne sia nominalmente più nessuna.  Stranamente ( o forse no) uno dei pochissimi emendamenti respinti è stata la richiesta di proroga della sospensione ( faccio notare proroga della sospensione…roba che dà il segno  letterale dell’avvitamento burocratico) del provvedimento firmato da Vito Crimi all’epoca del governo M5S-Lega che prevede la sospensione del finanziamento pubblico ai giornali no profit e gestiti in cooperativa. Resta invece il finanziamento per i gruppi editoriali quotati. In pratica l’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare la funzione pubblica che dovrebbe essere sostenere i più deboli perché i forti sanno già come sostenersi da soli. Rischio sopravvivenza per tanti, tra questi  Radio Radicale, la gloriosa testata de “Il Manifesto” e il giornale cattolico “L’Avvenire”.  Un passaggio finito quasi inosservato, non enfatizzato, non sottolineato nei giornaloni dalla grande tiratura e che rischia di impoverire non solo il settore dell’informazione ma l’intero paese. Da un po’ di tempo infatti si sta verificando una concentrazione  della proprietà dei grandi quotidiani e settimanali di informazione con il risultato un po’ inquietante di trovarsi davanti ad un finto pluralismo, ad un concerto diretto sempre dalle stessa bacchetta che pur usando strumenti  nominalmente differenti fa convergere l’opinione nella direzione voluta. Come ormai noto da tempo TV e Radio sono praticamente controllate da Rai e Mediaset, la prima con la rigorosa spartizione partitico-clientelare che la caratterizza da sempre, la seconda con il suo corollario di quotidiani ( Il Giornale ) e settimanali .  C’è poi  La 7, che mantiene un buon seguito, allinea firme di prestigio e appartiene al gruppo Cairo, lo stesso che controlla Corriere della Sera ed una serie di quotidiani locali oltre alla Gazzetta dello Sport, il principale quotidiano sportivo nazionale ed una serie di settimanali di svago ( che, nonostante i contenuti apparentemente leggeri, formano, eccome, la pubblica opinione). L’altro grande colosso è il gruppo GEDI, che fa capo alla famiglia Agnelli e che controlla La Stampa di Torino, Il Secolo XIX di Genova, Repubblica, Il Piccolo di Trieste ed anche qui una vasta serie di testate locali oltre ad un settimanale iconico come  L’Espresso.  Più distanti il gruppo Monrif che controlla La Nazione, Il Giorno ed il Resto del Carlino. Fuori da questo resta poco e molto comunque legato a correnti politiche da antichi legami ( gruppo Caltagirone con Il Messaggero ).  La sensazione abbastanza sgradevole è che si vada formando una sorta di allineamento  capitalistico-conservatore  ammantato di liberalismo superficiale che tende verso un pensiero unico che vuole omologare opinione pubblica e politica in una formula centrista buona per tutti gli usi ma che disturbi il meno possibile il manovratore di miliardi e inciuci. Non è un caso probabilmente che proprio a ridosso di fine anno il gruppo GEDI ha annunciato di aver “tagliato” dalle riviste edite il prestigioso  almanacco di filosofia “Micromega”(sottotitolo “per una sinistra illuminista”) ora alla ricerca di formule di sopravvivenza. Gli stessi giorni in cui è stata confermata la validità ( dal 2022)  del “taglio Crimi”. Evidentemente  è ritenuto di maggior interesse pubblico il “bonus idrico che finanzia (20 milioni di euro ) la sostituzione di vasi sanitari in ceramica,rubinetterie e soffioni doccia (emendamento 12.013) oppure il sostegno all’ottavo centenario della prima rappresentazione del presepe (1,3 milioni di euro, emendamento 96.3) rispetto alla tutela della libera informazione che da può sempre dare fastidio, scoprire quanti sono i re che passeggiano nudi tra stuoli di cortigiani reverenti ed interessati,  smascherare gli interessi del denaro-unica- regola- di- vita. Del resto si sa, la libertà di pensiero disturba perché, come recitava un fortuna noto slogan proprio de “ Il Manifesto”, la Rivoluzione…russa…