Bercia nei social con noi!

In Italia si muore di covid in misura maggiore rispetto ai paesi europei che possono essere paragonati al nostro per dimensioni e numero di dosi ricevute.

Per fare un esempio pratico Francia, Spagna e Germania hanno protetto le categorie più deboli e vulnerabili, il tutto grazie ad un lavoro coordinato dai governi centrali. In Italia invece ogni regione ha fatto da sé, con l’inevitabile caos che oramai è il marchio di fabbrica della politica italiana. Che eravamo in mano ai soliti improvvisati era cosa nota, l’emergenza covid ha soltanto certificato il livello imbarazzante di chi ci amministra. Incapacità palese della classe politica italiana. Mentre a Roma e Napoli molte migliaia di ottantenni hanno già ricevuto la seconda dose del Pfizer, un numero consistente di loro coetanei in Lombardia e in Toscana stanno ancora aspettando di accedere alla prima dose. Per chi avesse qualche dubbio ci vengono in soccorso i numeri: i primi di febbraio Spagna e Germania contavano 9 morti ogni milione di abitanti, l’Italia era sotto 7, la Francia a 6,5. Dopo due mesi la Germania è arrivata sotto i due decessi per milione di abitanti, l’Italia invece ha superato i 7 decessi per milione di abitanti, viaggiando alla media giornaliera di circa 400 morti al giorno. Il perché è subito spiegato: il governo di Berlino ha immediatamente somministrato la prima dose al 20% degli ultraottantenni, in Italia il caos delle regioni ha garantito la prima dose solo al 6%. Purtroppo è andata in onda la solita pratica della mano tesa verso gli amici degli amici. La lista è lunga e corposa. Sono stati giustamente vaccinati i dipendenti degli ospedali, ma ai medici e infermieri si sono accodati gli amministrativi del settore sanitario, impiegati che hanno le scrivanie lontane chilometri dagli ospedali. Poi si sono aggiunti insegnanti, avvocati e magistrati, un brutto pasticcio. Il ministro Speranza era stato molto sul vago nel delineare le linee guida, incertezza che ha scatenato un vero e proprio assalto da parte delle lobby ai presidenti di regione. Come premio produzione Roberto Speranza è succeduto a sé stesso in qualità di ministro della salute nel passaggio di consegne tra Conte e Draghi. La combriccola lombarda presieduta dall’ineffabile Attilio Fontana ha dato il via libera alla vaccinazione di quindicimila fra professori, contrattisti e personale amministrativo delle università, lasciando a piedi migliaia di over 80. In Toscana l’arguto presidente Eugenio Giani ha spalancato il portale agli universitari, agli avvocati, ai magistrati e al personale degli uffici giudiziari. L’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi e il senatore fiorentino Francesco Bonifazi, entrambi non a caso renziani di ferro, hanno trionfalmente annunciato sui social di essere riusciti ad accaparrarsi la tanto ambita dose di AstraZeneca, un po’ come Schettino che lascia la nave mentre affonda prima dei passeggeri, ma un po’ anche come il Marchese del Grillo che rivolgendosi al popolo ribadiva “io sono io e voi non siete un cazzo…”. La musica è sempre la stessa, dalla Sicilia a Bolzano: le lobby all'opera per cercare di ottenere il tanto sospirato vaccino, con scene tra il grottesco e il surreale. A metà marzo quando è finalmente arrivato il provvedimento con il quale il governo Draghi ha escluso il settore giustizia dall’elenco dei prioritari i magistrati non l’hanno presa bene, arrivando a minacciare il blocco dell’attività dei tribunali, che già è lenta di suo, e visto che non se ne sarebbe accorto nessuno hanno desistito…