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Il successo della leader di Fratelli d’Italia è così irresistibile ?/

Se lei è Giorgia, noi chi siamo ? Sono giorni che nei  sondaggi  il partito politico guidato da Giorgia Meloni si conferma in costante e irresistibile ascesa, ormai intorno alla soglia del 20%, sempre più vicino all’alleato Salvini e via via sempre più distante da un Partito Democratico nel quale “l’effetto Letta” si è rivelato stato dapprima impalpabile e poi incapace di contrastare il declino nelle intenzioni di voto degli italiani. Gran parte del successo è legato alla figura della leader di FDI, capace di imporre una immagine di coerenza ideologica apparentemente immune da tentazioni di potere . Sta pagando in termini di credibilità la scelta di essere stato l’unico partito che ha rifiutato di partecipare all’ammucchiata che sostiene il governo Draghi (seppure nella sostanza sia piuttosto vero il contrario, ovvero che è la figura del primo ministro che sostiene, dall’alto di una credibilità guadagnata nel tempo a livello nazionale ed internazionale, il coacervo di bizzosi alleati spesso in contrasto su tutto ma ricondotti ad unità dalla volontà incontrastata di “SuperMario”) mantenendo una posizione di collaborazione critica. Sta pagando la coerenza di fondo che cavalca ora il populismo ora il sovranismo  e sa cogliere le paure sociali, le insicurezze economiche, le insofferenze di oltre un anno di restrizioni pandemiche volgendole dalla parte delle proprie idee.  La sensazione che Giorgia Meloni riesce a dare è quella di essere vicina alla gente; l’esatto contrario di chi sta dalla parte opposta dello schieramento politico. Che si tratti di una posizione strumentale, che poggi su valori dubbi come il sovranismo ed un sostanziale antieuropeismo è un dato di fatto, come lo è quello che questa interpretazione della “pancia” degli italiani incarna anche quel senso di ribellione al potere pre-costituto, tutto svolto dentro il palazzo e impermeabile alle esigenze ed alle preoccupazioni delle persone che si è volta per volta espresso anche elettoralmente in consenso verso forze presunte anti-sistema, Lega prima e 5 Stelle poi. L’ascesa di questa destra che annacqua la memoria storica e fa impallidire l’importanza cruciale di ciò che ci ha condotti ad essere cià che siamo oggi, è davvero la risultante di una modifica strutturale dell’atteggiamento di un quinto degli italiani ( con tendenza ad aumentare) oppure è anche l’effetto del nulla che si registra nell’offerta politica di controparte?  La sinistra, ed il suo riferimento politico più importante, Il Partito Democratico, si era già chiusa da  anni in una sorta di torre d’avorio autoreferenziale ed istituzionale, lontana dalla vita vera. Non ha saputo mettere a frutto la mobilitazione spontanea degli anni dell’antiberlusconismo,  non ha saputo sfruttare le opportunità di riformismo offerte della stagione dell’Ulivo prodiano soffocato da veleni interni . La sciaguratissima stagione renziana ha segnato  l’annientamento di quel poco che ancora residuava di riferimenti di sinistra ( e non poteva che essere così dato che l’uomo di Rignano ha formazione culturale e politica, riferimenti ideologici e pratici da uomo di centrodestra e sarebbe bastato osservarlo nei fatti invece che farsi ammaliare dagli slogan)  e ciò che è seguito è di una tristezza sconfortante. L’encefalogramma rimane inesorabilmente piatto. La finestra sul mondo vero e sui suoi problemi reali inesorabilmente chiusa. Si ripescano nel cilindro delle idee usate temi anche sacrosanti, come lo Ius soli, ma inesorabilmente battuti sul campo dalle priorità più urgenti e dal  pragmatismo cinico degli avversari e della Confindustria. Manca sia la capacità di confrontarsi con la realtà che quella di generare un sogno, una prospettiva di cambiamento, un’idea di futuro. Ecco quindi riproporsi drammaticamente il quesito iniziale: se lei è Giorgia ( assertiva e determinata), noi chi siamo ?