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Un mercato del lavoro che in comune ha solo la progressiva perdita di diritti in duello che non dovrebbe esistere ma che è sempre più squilibrato /

Una mail a fine servizio: tutti in ferie e dopo a casa. Si chiude. Questo è accaduto ai 152 dipendenti della Gianetti Ruote, storica azienda brianzola, che non appena è stata sancita la fine della norma “blocca-licenziamenti” ha dato corso ad un progetto di cessazione e forse di “emigrazione industriale” che è stato sicuramente elaborato nel lunghi mesi del lockdown più o meno duro, durante il quale lo Stato ( ovvero ciascuno di noi)  si è fatto carico dei costi dei periodi di mancato  lavoro. Colpisce, oltre al fatto in sé, anche la modalità adottata:nessun rispetto umano, nessuna condivisione di un futuro incerto. Una comunicazione fredda ed impersonale sancisce per 152 famiglie la fine delle certezze. Purtroppo non è che l’ennesimo episodio. Dall’impressionante conteggio delle “morti bianche” allo sfruttamento dei lavoratori agricoli, dalla scelta di trasferire interi reparti in altri paesi europei con regimi fiscali agevolati alla constatazione ( statistica) delle paghe medie tra le più basse d’Europa, dall’incertezza economica aggravata dalla pandemia al crescente precariato agevolato anche da progetti legislativi assurdi spacciati per progressivi mentre erano solo agevolativi di richieste liberiste; il mercato del lavoro in Italia sta diventando terreno di scontro e di paura. Paura per il futuro di tanti che da un momento all’altro rischiano di trovarsi senza stipendio ma paura anche per il crescente ricatto di chi il lavoro può offrirlo e non si fa scrupoli a proporre salari ridicoli oppure a coartare la volontà di chi presta la propria opera con lo spauracchio ( quanto reale ) della fine del rapporto di lavoro. Abbiamo assistito in queste settimane alle proteste dei lavoratori della logistica ( con la drammatica vicenda della morte di Abdel  Belakdhim) ; le avevano precedute quelle dei ragazzi in bici, dei fattorini delle società di consegna a domicilio. Vicende che portate alla luce del sole fanno emergere abusi, sopraffazioni, approfittamenti e soprattutto un assoluto disprezzo delle regole e dei diritti. Del resto  è facile mascherarsi dietro la formula magica : “questo chiede il mercato”, dimenticandosi che il mercato e le sue regole le facciamo noi, che c’è stata un’epoca nella quale economisti illuminati hanno dimostrato la folle e tragica logica del liberismo puro e senza dimenticarsi né del profitto né del rischio aziendale hanno elaborato sistemi che correggessero la ferocia di quel metodo,  affiancati in questo da una classe politica consapevole e con una capacità di visione prospettica. Oggi  ci si inchina al dio denaro ed ai suoi dettami, si è incapaci di fare dell’ Europa un mercato del lavoro unico,dove ci sia uniformità di regole e di fiscalizzazione ponendo fine alla stucchevole e vergognosa concorrenza interna . La classe politica ( in Italia soprattutto, ma non solo) non ha le capacità né le conoscenze né la forza morale di guardare oltre le contingenze più immediate. Manca un’idea di futuro che non sia la rincorsa al profitto elettorale o monetario. Non importa sedi mezzo ci vanno centinaia di famiglie, se persone che da trent’anni lavorano si ritrovano senza un prospettiva di vita. Granelli nell’ingranaggio  che non si deve né si vuole fermare. Protestare è l’unica possibilità ma sempre minore è lo spazio riservato alla voce di chi conta di meno. Finirà come nelle pagine di “Cent’anni di solitudine” davanti alle rivendicazioni verso la compagnia bananiera. “Fu allora che gli illusionisti del diritto dimostrarono che i reclami mancavano di ogni validità, semplicemente perché la compagnia bananiera non aveva, né aveva mai avuto né avrebbe mai avuto del lavoratori al suo servizio, perché li reclutava occasionalmente e con carattere temporaneo. Di modo che si stabilì..per verdetto del  tribunale e si proclamò con bandi solenni l’inesistenza dei lavoratori”.