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Pericolosa escalation nella manipolazione delle proteste no-vax.

 L’assalto della sede CGIL ieri a Roma echeggia pagine della storia che speravamo e credevamo definitivamente chiuse. Evidentemente non è bastato il trascorrere di un secolo, l’evidenza della sconfitta di metodi ed ideologie estreme per sradicare dalle mente più contorte il seme della violenza e dell’intolleranza. Purtroppo entrambi questi germi insidiosi e velenosi sono stati alimentati ad arte negli ultimi anni e non solo e non tanto da frange e movimenti minoritari ma anche in grandi paesi con posizione dominante come è stato il caso di Trump negli Stati Uniti ( e dietro a lui gli epigoni come Bolsonaro, Orban e altri). Colpisce come rimanga invariato il metodo: occupazione della sede “nemica” e botte. L’utilizzo strumentale della piazza dove si manifesta come costituzionalmente garantito e tutelato a prescindere dal contenuto della protesta stessa, diventa il trampolino di lancio per rispolverare antiche parole d’ordine. “Oggi ci prendiamo Roma” . E’ il 10 di ottobre e non il 28, ma l’idea di fondo è quella: conquistare il potere con la forza ed imporre la propria logica. I movimenti di estrema destra si muovono e si sono mossi sempre dentro una serie di connivenze, coperture, silenzio-assenso avallato dai tanti che hanno continuato ad inventarsi il fantasma del comunismo come spauracchio a giustificazione di ogni brutalità. Epperò in Italia il comunismo del PCI è stato uno dei baluardi del sistema democratico quando c’è stato da fronteggiare l’emergenza degli ”anni di piombo”, è stato fermo nello schierarsi contro la violenza folle delle Brigate Rosse. Non pervenute oggi nette prese di distanza da parte delle forze politiche alle quali questi movimenti si avvicinano. I distinguo rischiano di diventare complicità. Non basta, non basterà la reazione delle forze dell’ordine, esattamente come non bastò allora contro il terrorismo rosso. Occorre una presa di posizione culturale e politica forte, che isoli la demenziale follia distruttrice, l’intollerante violenza, che metta al bando i segni di un passato criminale e che lo faccia senza cercare di solleticare il germe del revanchismo a fini di consenso elettorale. Nell’utilizzo smodato delle nuove tecniche di comunicazione che privilegiano l’effetto sulla riflessione, lo slogan sul ragionamento si è smarrito il senso della misura e si è finito per offrire una sponda a chi di riflettere e ragionare non ha alcuna voglia né intenzione. In una estremizzazione sgradevole del concetto di Mac Luhan il contenitore è diventato di gran lunga più importante del contenuto ed ha spianato la strada a semplificazioni attraverso le quali si arriva facilmente a scegliere la violenza come soluzione, i suoi simboli sinistri come bandiera, la prevaricazione come sistema. Stiamo arrivando, anche attraverso l’incubo della pandemia, mediante le paure vere e quelle alimentate ad arte, molto vicini ad un punto critico dal quale tornare indietro sarà sempre più difficile. E’ ora il momento delle scelte, da parte di tutti i cittadini che abbiano a cuore la democrazia ( come noto, il peggiore di tutti i regimi esclusi tutti gli altri) e dei partiti che si ritengano degni di essere i loro rappresentanti.