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Finalmente finisce l’ipocrisia di sinistra di Matteo Renzi./  A poco più di quarant’anni può vantare una collezione di ex da fare invidia ad un sessantenne: ex presidente della Provincia di Firenze, ex sindaco della città, ex presidente del consiglio, ex segretario del PD nonché  ex-“enfant-prodige per abboccatori seriali” della politica italiana. Da qualche giorno si parla della pubblicazione su “il Fatto quotidiano” dei compensi  ricevuti nell’ultimo biennio dell’attuale senatore Renzi, quelli  considerati  sospetti dagli organi investigativi nell’ambito dell’indagine  sui finanziamenti alla fondazione Open ( non più secretata, giacché ai sensi di legge  ne è stata disposta la messa a disposizione delle parti). Gli alti lai lanciati dall’uomo di Rignano che lamenta la violazione della sua privacy (e non è così per quanto detto sopra) si accompagnano a prese di posizione contro la stampa ficcanaso e sputtanante da parte di altri esponenti politici. Tutti insieme ignorano che esattamente questo sarebbe il compito di chi fa giornalismo, ovvero mostrare ogni volta che accade che il “re è nudo” nonostante gli orpelli che i leccapiedi in servizio permanente effettivo continuano a raccontare di vedergli addosso. Semmai ci sarebbe da lamentarsi che è piuttosto più frequente il caso che gli organi di stampa si iscrivano in maniera aperta  oppure occulta a quest’ultima categoria schierandosi a tutela  ed esaltazione di una classe politica la cui insufficienza è palesemente sotto gli occhi del mondo. Nel caso in specie i fatti portati in evidenza dal quotidiano diretto da Marco Travaglio dimostrano  come Matteo Renzi  abbia fatto di sé stesso una macchina da soldi assecondando  la sua fame di successo ( frustrata dagli italiani che non lo comprendono)  scrivendo libri, tenendo conferenze, guadagnandosi posti in consigli di amministrazione. E non ci sarebbe niente di male se davvero avesse dato seguito alla promessa di lasciare la politica in caso di sconfitta nel referendum costituzionale proposto da lui e da “Madame” nel 2016. Ci sarebbe anzi da congratularsi per essere riuscito a mantenere una forte immagine a livello internazionale e per riuscire ad inventarsi ogni volta qualcosa da raccontare nelle varie parti del mondo ( in particolare tra gli arabi) con una onniscienza che non gli si riconoscerebbe sulla base dell’operato politico dimostrato durante gli anni di governo ai vari livelli, contraddistinti da un assortimento di “fuffa” mista a pasticci. Il punto è che invece il nostro continua a fare politica tanto che si è candidato ad essere eletto come senatore in quella parte del parlamento che lui proponeva con assoluta certezza di abolire ( ma son dettagli..) e che quindi riscuote una cospicua prebenda tratta dalle tasche dei cittadini . Questo gli imporrebbe un comportamento improntato se non esattamente alla probità ( ormai un riferimento d’antan superato dalla melma quotidiana) almeno alla prudenza ed all’opportunità. Quindi niente esaltazione di “rinascimenti arabi” in un paese dove le donne nemmeno posso prendere la patente, niente abbracci fraterni a chi fa tagliare a pezzi gli oppositori ( o forse c’è un po’ d’invidia per chi può e chi no ? ) , niente partecipazione a CDA di società italo russe con esponenti almeno chiacchierati in tema di fedina penale. Ma lui, che nel 2018 sventolava in TV il proprio estratto conto con un saldo di euro 15.000 dichiarando nella slide del momento che “se c’è qualche politico che ha qualcosa di più c’è qualcosa di poco chiaro” ha decisamente svoltato. Finalmente dopo i provvedimenti pro Confindustria come l’abolizione dell’art.18 e il Jobs-act ( esaltazione del lavoro precario a spese dei contribuenti ) varati durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, il nuovo Matteo Renzi, politico e affarista insieme, ha svelato ciò che poche inascoltate cassandre andavano ripetendo fin dai suoi esordi: il DNA culturale e mentale di costui è quello di un uomo di centro-destra, un  democristiano discreto affabulatore che ha saputo cavalcare l’insofferenza verso le solite facce della politica salvo cambiare rotta una volta diventato stabilmente una di loro. Il suo sedicente partito continua a navigare nei sondaggi ben al di sotto della soglia di sbarramento, ma lui insegue visibilità e ottiene spazio per la manciata di voti di cui dispone in parlamento ( e che saprà vendersi al meglio)  per l’ostinato rifiuto di tornare alle urne nonostante la palese incongruenza tra sentimento del paese e rappresentanza istituzionale. E pensare che c’era chi nel PD pensava che fosse la speranza della sinistra…il punto più basso nella storia del progressismo italiano.