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Si moltiplicano gli incontri tra i leader delle varie componenti di centro e sinistra con l’intento di creare un argine credibile e praticabile contro l’annunciata vittoria ( qualcuno parla anche di trionfo) dell’asse lombardo-capitolina di destra. Calenda parrebbe si fosse già inteso con Letta, Fraioianni e Bonelli ancora no. Così  mentre l’apparente  monolite guidato da Giorgia Meloni già s’apparecchia per la divisione dei posti ai ministeri, con Salvini che prenota il ministero dell’interno e la “ducetta” che si fa notare invece per un inedito “low profile” teso ad accreditarla con le istituzioni europee, sul lato progressista siamo ancora all”ora ci penso”, “serve una ulteriore riflessione”…Vien da chiedersi: ma su cosa volete riflettere ? Non è abbastanza chiara la posta in palio in queste elezioni anticipate provocate dagli spasimi di quel che resta del  M5S e dalla scaltra mossa dei “Berluscheidi” pronti a cogliere al volo il premio che sondaggi e simulazioni da tempo gli attribuiscono? In particolare Sinistra Italiana e Verdi recalcitrano perché non gli garba l’accordo siglato dal PD con Azione e +Europa, riproponendo come principi assoluti temi che invece mi sembrerebbero trattabili e includibili in un programma riformista non utopistico ed ancorato alla realtà. Per esempio: dicono i due rossoverdi che non vogliono i rigassificatori. Di grazia, come pensano nella loro ecologica testolina che si possa arginare l’emergenza energetica che scatterà con l’autunno? La realtà è purtroppo parecchio più brutta dei sogni e con questa bisogna fare i conti. Poi magari si definisce l’inclusione nel programma di governo uno  sviluppo vero delle fonti energetiche alternative;  una azione efficace che intervenga certamente eliminando le pastoie burocratiche ma anche evitando che ad ogni progetto si opponga il muro degli amministratori locali ( vedi in Sardegna con le pale eoliche che tutti reclamano ma nessuno vuole sul suo territorio). Idem sul tema della guerra in Ucraina. Fratoianni e Benelli contro invio armi, Calenda e Letta a favore.  A parte la considerazione abbastanza scontata quanto oggettiva che senza l’aiuto dell’occidente a quest’ora la questione ucraina si sarebbe già risolta con Putin a prendere il thè a Kiev, ma in ogni caso dove sta scritto che l’ipotesi aiuto militare confligga con quella della trattativa diplomatica ? Poi: “Agenda Draghi” troppo spostata verso il capitalismo ? Posto che coi mercati ormai tocca fare i conti mi verrebbe da dire a Fratoianni che ciò dimostra paradossalmente che il vecchio signore con la barba nativo di Treviri aveva ragione nell’affermare che la struttura  determina la sovrastruttura ( sebbene con conseguenze ben diverse da quelle da lui immaginate) e che semmai un moderno progressismo dovrebbe puntare ad invertire i termini per ridare prevalenza all’elemento umano su quello tecnico-finanziario. Un tema anche questo includibile in un programma di centro-sinistra ed anzi non più rimandabile se si parla di lavoro ( qualità e quantità). E allora ? Ancora decisi a marciare divisi per offrire il petto ed il paese alla destra ? O forse è tutta una questione di posti e di poltrone,come qualche retroscenista ipotizza  e le questioni di principio sono solo  uno specchio dietro al quale compare il fantasma delle parole pronunciate dal vecchio attivista di partito nel film “I cento passi” : “Noi saremo sempre sconfitti perché ci piace. Essere divisi ci piace”.